Processo Telematico: Intervista a Pierpaolo Beluzzi

Intervista al Dr. Pierpaolo Beluzzi:


Coordinatore della sez GIP GUP Tribunale di Cremona
Responsabile per l’Innovazione Corte Appello di Brescia – penale
Professore a contratto Università Cattolica di Piacenza – Giurisprudenza “sistemi digitali per il processo”

Nell’ambito delle iniziative di “solidarietà digitale” rientra la nostra consulenza  volta  a fornire i mezzi a supporto del progetto di innovazione e flessibilità portato avanti da Pierpaolo Beluzzi.

Pierpaolo Beluzzi da sempre si è distinto per aver portato, all’interno degli ambienti di giustizia, nuove metodologie di lavoro attraverso la tecnologia, perseguendo il fine di velocizzare e snellire le procedure burocratiche sempre troppo lunghe per evidenti problemi di organizzazione.

Con la dematerializzazione dei fascicoli processuali già dal 2003 e l’introduzione del concetto, poi applicato, di udienza digitale nel 2010, Beluzzi ha il merito di aver tracciato l’inizio di un vero e proprio cambiamento i cui benefici sono oggi percepiti grazie o meglio a causa dell’emergenza che stiamo vivendo con Covid-19.

Abbiamo chiesto al Dr. Beluzzi di esprimere la sua opinione riguardo una serie di domande relative al “Processo Telematico”:

Dopo aver dimostrato la fattibilità del processo telematico crede che possa finalmente diventare una valida alternativa?

“Alternativa” descrive bene l’approccio corretto per il successo di una vera soluzione digitale per processo telematico, dove gli users (avvocati) devono essere conquistati dal servizio offerto, e non costretti a adeguarsi per legge ad una proposta che potrebbe essere mirata più ad un interesse organizzativo interno del Ministero che ad offrire un efficiente ed innovativo servizio esterno. L’approccio che al Tribunale di Cremona abbiamo perseguito in questi anni è stato sempre “service oriented”, ovvero offrire, addirittura creare nuovi servizi per gli utenti del mondo giustizia, nell’ottica del perseguimento della Pareto Efficienza: far percepire un immediato vantaggio per ogni utente nell’utilizzo delle tecnologie e soluzioni che venivano proposte. Se l’approccio sarà questo, e non quello di imporre soluzioni, faremo un salto in avanti. Occorre capire, a mio avviso, che la “collaboration” e lo “sharing” sono due forme “fluide” di trasmissione della conoscenza, e che sono solo minimamente collegate all’esigenza – tuttora primaria del Ministero nel suo disegno di PT – della realizzazione di databases strutturati . Slegare l’obiettivo del “dato certo”, finalizzato alla tenuta dei registri e ai tanto supervalutati fini statistici, dalle forme di trasmissione della conoscenza ottenuta dalla collaborazione e dalla condivisione documentale non potrà che portare alla realizzazione di soluzioni performanti, accettate e condivise dal mondo forense e dagli utenti.

Quali sono gli strumenti necessari affinché il processo telematico si svolga a norma?

Abbiamo già tutto quello che occorre: piena applicazione della normativa del CAD e del regolamento Eidas. Non servono altre “regole tecniche” di settore, e spero che vengano presto rimosse le attuali ed evitate in futuro anche se purtroppo anche l’ultimo provvedimento emergenziale va in senso contrario. Il Giudice decide sulla base di documenti elettronici, che deve valutare alla luce della normativa – generale – CAD – vigente senza interferenze di settore. Non può essere limitato dall’imposizione di formati, di tecniche di redazione, di procedure di deposito settoriali che possano incidere addirittura sulla “esistenza” ulteriori rispetto alle Linee Guida. Il documento elettronico ex art 46 Eidas esiste sempre: spetta al Giudice valutarne l’idoneità, per le sue caratteristiche intrinseche ed indicate dal CAD, e il suo valore all’interno del processo.

Fatta questa premessa, la tecnologia che consente la distribuzione della conoscenza e la gestione della stessa (contenuto degli atti e documenti elettronici) è ampiamente disponibile.

Cosa contraddistingue un processo tradizionale da un processo telematico?

Hanno in comune il principio della “partecipazione” ovvero il completo esercizio delle facoltà e dei diritti attribuiti dal CPP ai vari attori del processo. Requisito della partecipazione che è anche un requisito a pena di “nullità”. Poi il digitale dilaga nell’accorciare i tempi processuali, annullare i costi, aumentare in maniera esponenziale le capacità di analisi delle informazioni (ovvero estrapolare per il giudice e il difensore i contenuti rilevanti per il giudizio, la difesa) per garantire effettivamente quel principio di uguaglianza avanti al giudice. Il PM vede crescere il processo, per mesi a volte per anni, conosce atti e documenti: il giudice e l’avvocato hanno tempi ristretti per “pareggiare” quel patrimonio conoscitivo: la gestione documentale digitale consente di raggiungere questa parità di conoscenza in tempi strettissimi, abbassando anche i costi.

Quanto ha contribuito il sistema di gestione documentale digitale nella buona riuscita delle attività processuali?

E’ la parte fondamentale: un processo non è altro che un flusso di lavoro – workflow – con caratteristiche abbastanza ripetitive, di un sistema più complesso di Enterprise Content Management (ECM). Le informazioni devono viaggiare fra le parti, (PG, PM, Giudice Avvocati ecc secondo tempi processuali. Workflows flessibili e adattivi (con futuri innesti anche di soluzioni di Intelligenza Artificiale) consentono alle informazioni di raggiungere in maniera corretta il “manager”, nel nostro caso l’organo giudicante, requirente per le decisioni.

Quali sono i vantaggi di una gestione completamente digitale delle attività processuali e quali impatti avrebbe sull’organizzazione degli uffici giudiziari?

I fatti drammatici di questi giorni riportano alla ribalta l’opzione smart-working anche per la pubblica amministrazione e per il settore Giustizia. Sarebbe facile organizzare il lavoro di un Cancelliere o di un Giudice, ma anche di un Pm in modalità completamente remota se solo si superasse quello strano concetto feudatario che sta alla base dell’organizzazione piramidale dei nostri uffici, e che è proprio ed intensa per il Ministero di Giustizia. La “presenza fisica” (timbrare il cartellino) in Ufficio sarebbe facilmente soppiantata da una verifica dell’analisi delle attività svolte in remoto dagli amministrativi, chiamati necessariamente nel mondo digitale anche a relazionarsi e collaborare in teams, con esponenziali possibilità di attuare anche principi di sussidiarietà e solidaristici. Solo che tale tipo di organizzazione “smart” digitale farebbe perdere immagine ai Dirigenti: scomparirebbero i soldati dal castello, verrebbero meno le linee di informazione verticali, la funzionalità dei teams andrebbe a soppiantare le direttive del “capo”, il ruolo del regista onnipresente verrebbe sempre meno in evidenza. Già vedo la scena di un’anima che vaga in vuoti corridoi gridando “Varo, rendimi le mie legioni!”.

Sì, penso che il problema della nostra organizzazione siano le modalità di formazione e selezione dell’attuale classe dirigente, non pronta, in gran parte, al grande salto del… passo indietro, o di lato.

Quali sono i traguardi che finora avete conseguito grazie al digitale?

Presso il Tribunale di Cremona dal 2004 abbiano attivato sempre nuovi servizi di digitalizzazione, passando dalla distribuzione di copie digitali in formato PDF con bookmark, indice, testo ricercabile, (all’”epoca” il Ministero non aveva una licenza di Acrobat e altri sistemi viaggiavano a Tiff..) a DRM sui fascicoli digitali, al formato Pades per atti e sentenze (2006 )   alle webconference nel 2007, alla dematerializzazione dei grandi processi di strage -milioni di pagine, disponibili in un click (P.zza della Loggia, Piazza Fontana) alle stazioni di lavoro DIGIT presso le Case Circondariali, alle telepresence in HD nel 2010 per le amministrazioni di sostegno (anziani sentiti direttamente nei luoghi di degenza), all’integrazione di sistemi di gestione documentale (Alfresco) ibridi, fino alla realizzazione del maxi processo sul Calcio Scommesse nel 2016 dove 114 difensori, e 80 parti civili hanno “partecipato” per la prima volta in telepresence da aule differenti e da studi privati, condividendo in tempo reale su piattaforma cloud centinaia di migliaia di documenti digitali, in tempo reale. Unica esperienza ancora in Italia, e che io sappia nel mondo. Nel mezzo, migliaia di fascicoli dematerializzati, centinaia di collegamenti via telepresence. Una storia di costante innovazione che continuerà. Con le nostre modeste forze di mediatori intelligenti fra innovative tecnologie e impensabili applicazioni concrete, o – forse – con l’intervento di qualche illuminato partner.

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